Agroalimentare italiano: nasce il Manifesto per il Made in Italy

E’ stato sancito in questi giorni il “Manifesto per il Made in Italy” tra imprese agroalimentari italiane per  proteggere i prodotti italiani colpiti dalle contraffazioni nei mercati esteri. Si chiamano “Italian Sounding” e  sono quei prodotti spacciati per italiani che costano all’Italia circa 60 miliardi di euro, circa il doppio del valore dei veri esportati all’estero che si aggira intorno ai 34 miliardi.

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Il settore agroalimentare ha lavorato incessantemente per crescere anche durante gli anni difficili della recessione provando ad esportare un valore complessivo di 50 miliardi di euro di prodotti entro il 2020, target fissato dal Governo centrale. Il Sace (gruppo assicurativo finanziario attivo nell’export credit) sostiene che si tratti di un traguardo possibile: se consideriamo i prodotti agroalimentari più rilevanti come pasta, vino, olio d’oliva, carne e latticini , entro il 2018  gia’ voleremmo verso i 7 miliardi di euro, arrivando a 40 miliardi: tutto ciò porterebbe, secondo Federalimentare, 100 mila nuovi posti di lavoro.

Come sottolinea la Coldiretti, il nostro agroalimentare vanta diversi importanti primati internazionali: secondo l’Indice Fortis Corradini delle Eccellenze Competitive nel Commercio Internazionale, l’Italia è il primo esportatore  di paste alimentari, conserve di pomodoro, mele, insaccati, caffè torrefatto, succhi d’uva, aceti, vermouth, cicorie, castagne e marroni, fagioli e formaggi unici come parmigiano reggiano, grana padano, gorgonzola e pecorino; e’ il secondo esportatore mondiale di vini, olio d’oliva, uve fresche, kiwi, pesche, acque minerali, nocciole, succhi di frutta, pere, semole e semolini, estratti e sughi di carni, di pesce, di crostacei e di molluschi; ed e’ infine il terzo esportatore di cioccolata e prodotti a base di cacao, lardo, riso, caffè decaffeinato, funghi e tartufi, mele secche, spinaci, acciughe.  Il modello agricolo vanta 211 prodotti a denominazione o indicazione di origine protetta riconosciuti dall’Unione Europea, cui si aggiungono circa 5mila specialità regionali, conquistando prime posizioni per qualità, tipicità di produzione e valore aggiunto per ettaro di terreno (è tre volte quello americano, due volte quello inglese e superiore del 70% a quelli di Francia e Spagna).